Sanzioni attenuate se specifici programmi di compliance

L’importanza che le istituzioni italiane attribuiscono agli strumenti tesi a incentivare l’adozione di sistemi di autogoverno e di presidio del rischio di difformità all’interno delle organizzazioni private e pubbliche, trova una nuova conferma nel recente provvedimento con cui l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha predisposto e reso note le “Linee guida sulla modalità di applicazione dei criteri di quantificazione delle sanzioni amministrative pecuniarie” da essa irrogate per le violazioni delle norme, nazionali o europee, a tutela della concorrenza.

 

La politica sanzionatoria dell’Autorità è volta sia a punire coloro che hanno posto in essere condotte illecite e a scongiurarne la reiterazione, sia a dissuadere le altre imprese dal porre in essere comportamenti vietati.

A tal fine, pur entro certi limiti imposti dalla normativa, essa dispone di ampia discrezionalità nella quantificazione delle sanzioni pecuniarie. Rispondono, dunque, ad esigenze di trasparenza ed equità, oltre che di deterrenza preventiva contro i comportamenti illeciti, la predeterminazione e la condivisione dei criteri posti alla base del calcolo della sanzione nel caso concreto.

Tali criteri, resi pubblici proprio attraverso il provvedimento in questione, prevedono l’individuazione dell’importo di base della sanzione (che dipende dal valore delle vendite dei beni o servizi oggetto della violazione e dalla sua gravità e durata), nonché meccanismi di adeguamento che tengono conto di specifiche circostanze aggravanti o attenuanti.

Ciò che qui interessa è l’inclusione tra le attenuanti della circostanza che l’impresa abbia adottato e rispetti “uno specifico programma di compliance, adeguato e in linea con le best practice europee e nazionali”.

Il documento avverte esplicitamente che “la mera esistenza di un programma di compliance non sarà considerata di per sé una circostanza attenuante, in assenza della dimostrazione di un effettivo e concreto impegno al rispetto di quanto previsto nello stesso programma” che, a titolo esemplificativo, vengono indicate nel pieno coinvolgimento del management nel sistema di controllo, nell’identificazione del personale responsabile del programma, nell’identificazione e valutazione dei rischi sulla base del settore di attività e del contesto operativo, nell’organizzazione di attività di training adeguate alle dimensioni economiche dell’impresa, nella previsione di incentivi per il rispetto del programma nonché di disincentivi per il mancato rispetto dello stesso e nell’implementazione di sistemi di monitoraggio e auditing.

Quello del controllo interno di conformità, sia essa riferita agli standard di qualità e sicurezza o della normativa di settore cogente o, ancora, di presidio della legalità, è sempre più un onere con cui le organizzazioni sono chiamate a confrontarsi ed al quale gli amministratori degli enti non possono sottrarsi. Il proliferare di strumenti premiali che l’ordinamento predispone in favore dei soggetti virtuosi potrebbe essere il giusto compenso per la collaborazione attiva che, con crescente frequenza, esso chiede ai soggetti pubblici e privati che agiscono all’interno del mercato e della società civile.