Alcol e lavoro: effetti dell’alcol e concetto di idoneita’
L’alcol è a tutti gli effetti una sostanza psicotropa tossica. Gli effetti dell’alcol, i sintomi correlati alla concentrazione nel sangue, il rapporto tra incidenti e tasso alcolemico e l’idoneità alla mansione.
Secondo la definizione dell’OMS, l’alcol è una “sostanza tossica, potenzialmente cancerogena; è una droga capace di indurre dipendenza superiore rispetto alle sostanze o droghe illegali più conosciute”. Una sostanza tossica, inoltre, che “pur apportando circa 7 Kcalorie per grammo, non è un nutriente come le proteine, i carboidrati o i grassi alimentari”.
Non solo viene fatta chiarezza sulla possibilità di trattare l’alcol come una droga, ma l’intervento risponde a una seconda domanda: l’alcol è una sostanza psicotropa?
La risposta è evidente: “anche se non rientra tra le sostanze stupefacenti e psicotrope previste nelle tabelle ministeriali (tabella I, ex D.P.R. 309/90 e succ.), l’alcol è a tutti gli effetti una sostanza psicotropa”.
Qualche informazione sugli effetti dell’alcol al livello del Sistema Nervoso Centrale (SNC).
L’alcol consumato agisce sul SNC “con un’azione denominata ‘bifasica’, in quanto a piccole quantità l’alcol ha un effetto euforizzante e stimolante, mentre a quantità maggiori l’effetto diviene ipnotico e neuro depressivo”.
Il documento agli atti riporta la tabella descrittiva dei principali sintomi correlati ai diversi livelli di concentrazione alcolemica (secondo quanto indicato dall’Art. 6 del Decreto Legge 3 agosto 2007 n. 117 convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1, della legge 2 ottobre 2007, n. 160).
Da questa tabella emerge che anche sotto il famoso limite legale del tasso alcolemico per la guida (0,5 g/L), l’alcol provoca effetti sensibili.
Ad esempio con una concentrazione di alcol nel sangue di 0.1/0.2 g/L si ha una iniziale “sensazione di ebbrezza” e “riduzione delle inibizioni e del controllo” con la conseguenza di:
- “affievolimento della vigilanza, attenzione e controllo;
- iniziale riduzione del coordinamento motorio;
- iniziale riduzione della visione laterale;
- nausea”.
Con una concentrazione di 0.3/0.4 g/L si ha invece “sensazione di ebbrezza” e “riduzione delle inibizioni, del controllo e della percezione del rischio” con la conseguenza di:
- “riduzione delle capacità di vigilanza, attenzione e controllo;
- riduzione del coordinamento motorio e dei riflessi;
- riduzione della visione laterale;
- vomito”.
Con l’espressione Problemi e Patologie Alcolcorrelate (PPAC) “ci si riferisce a tutte le conseguenze e le complicazioni, di vario ordine e natura, causate e legate all'assunzione episodica o protratta di bevande alcoliche”. Dunque un concetto ben più ampio rispetto a quello tradizionale di alcolismo o alcoldipendenza: le PPAC sono “condizioni estremamente più diffuse nella popolazione rispetto all’alcoldipendenza e richiedono una gestione autonoma, differenziata per professionalità e competenze impiegate e quasi mai connessa alla dipendenza da alcol”.
Senza soffermarci sulla classificazione del consumo di alcol secondo l’OMS (già presentata in un altro intervento al convegno) si ricorda che un bicchiere standard (ad esempio 125 ml di vino a 12°) contiene circa 12 grammi di alcol puro (1 Unità Alcolica).
Tuttavia la prevenzione non è solo un problema di quantità: negli “ultimi 40 anni le cosiddette “quantità consentite” sono continuamente diminuite” e oggi l’OMS “le ha abbandonate”: non si “parla più di uso e abuso, ma semplicemente di consumo”.
Se cominciamo poi a parlare del raffronto tra incidenti e tasso alcolemico i dati ACI dimostrano che “il rischio di incidente cresce in maniera notevole all'aumento del tasso alcolemico: fatto pari ad 1 il rischio di quando si è sobri, cresce a 380 quando il tasso alcolemico è pari o superiore a 1,5 g/l: in pratica, l'incidente non è solo molto probabile, ma addirittura quasi sicuro; anche semplicemente con valori compresi tra 0,5 e 0,9 g/l il rischio è 11 volte superiore!”.
In ambito lavorativo emerge la necessità di introdurre il concetto di idoneità e non di dipendenza:
- “esistono persone con diagnosi di dipendenza da alcol che durante l’orario di lavoro rimangono astinenti;
- esistono altre persone che durante i pasti o nelle pausa di lavoro assumono bevande alcoliche in quantità socialmente condivise, ma che causano di fatto un’importante riduzione delle loro abilità, comportando rischi per se stessi e terze persone”.
Dunque a comportare “rischi per la sicurezza e la salute e a determinare la non idoneità a svolgere una mansione, non sono tanto la dipendenza, il consumo eccessivo o erroneo, l’abuso né l’ebbrezza ma piuttosto il consumo di alcol come stile di vita, spesso normalizzato dalla popolazione generale”.
Diventa a questo punto importante “intercettare precocemente le PPAC nella loro più ampia accezione ed intervenire in maniera specifica su milioni di individui che non sono dipendenti ma che, con il loro comportamento, sono a rischio e possono causare danni”.