Interpello sulla definizione di “RSPP interno”

In risposta ad un recente quesito, la Commissione per gli Interpelli fornisce la propria risposta in merito alla corretta interpretazione della definizione di “RSPP interno”, concludendo che lo stesso non deve necessariamente essere un “dipendente” dell’azienda

La richiesta formulata alla Commissione per gli Interpelli chiede se, in caso di servizio di prevenzione e protezione istituito necessariamente all’interno dell’azienda – nei casi di cui all’articolo 31, comma 6, del D.lgs. 81/2008 – il Responsabile del servizio debba essere necessariamente un dipendente del datore di lavoro o possa essere anche un professionista in possesso dei requisiti di legge.

Ricordiamo che i casi sopra citati, in cui il RSPP deve necessariamente essere interno, sono:

a) aziende industriali a rischio di incidente rilevante (di cui all’articolo 2 del D.Lgs. 334/1999, soggette all’obbligo di notifica o rapporto);

b) centrali termoelettriche;

c) impianti ed installazioni di cui agli articoli 7, 28 e 33 del D.Lgs. 230/1995 (impianti nucleari, aziende con impiego di radiazioni di categoria A, attività di deposito o smaltimento rifiuti radioattivi);

d) aziende per la fabbricazione ed il deposito separato di esplosivi, polveri e munizioni;

e) aziende industriali con oltre 200 lavoratori;

f) industrie estrattive con oltre 50 lavoratori;

g) strutture di ricovero e cura pubbliche e private con oltre 50 lavoratori.

Nella risposta all’Interpello (n. 24/2014 del 04/11/2014), la Commissione ricorda che:

  • il Datore di Lavoro ha l’obbligo di organizzare il servizio di prevenzione e protezione prioritariamente all’interno: appare dunque evidente che il legislatore abbia voluto sottrarre al datore di lavoro la facoltà di optare liberamente fra servizi esterni ed interni, favorendo la scelta di quest’ultimo;
  • il ricorso a persone o servizi esterni è obbligatorio in assenza di dipendenti che, all’interno dell’azienda ovvero dell’unita produttiva, siano in possesso dei requisiti di cui all’articolo 32 del D.Lgs. 81/2008;
  • il fatto che in alcune realtà (quelle sopra riportate) il RSPP debba essere obbligatoriamente interno, è ovviamente motivato dalla necessità di assicurare una presenza costante e continuativa del servizio prevenzione all’interno dell’azienda.

Fatte queste premesse, la Commissione per gli Interpelli conclude che il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) si considera interno quando – a prescindere dalla tipologia contrattuale che lega tale soggetto al datore di lavoro – egli sia incardinato nell’ambito dell’organizzazione aziendale e coordini un servizio di prevenzione e protezione interno, istituito in relazione alle dimensioni ed alle specificità dell’azienda. Pertanto, sarà cura del datore di lavoro rendere compatibili le diverse tipologie dei rapporti di lavoro e la durata della prestazione di lavoro con le esigenze che il RSPP deve tenere presenti per portare a termine pienamente i compiti che è chiamato a svolgere.

Infatti – continua l’interpello – il Responsabile del servizio di prevenzione e protezione, proprio in virtù della peculiarità dei compiti da svolgere, deve necessariamente avere una conoscenza approfondita delle dinamiche organizzative e produttive dell’azienda, conoscenza che solo un soggetto inserito nell’organizzazione aziendale può possedere.

Come intendere dunque in tale quadro normativo il termine “interno”?

Il termine “interno” – secondo la Commissione – non può intendersi equivalente alla definizione di “dipendente”, ma deve essere sostanzialmente riferito ad un lavoratore che assicuri una presenza adeguata per lo svolgimento della propria attività.