Sei “sicuro” ?

/ / Management Consulting, Modelli organizzativi e di governance, Senza categoria
Sei sicuro?

Obiettivo sicurezza

Uno dei problemi maggiori per chi si occupa della sicurezza sui posti di lavoro è sicuramente quello di riuscire a trasformare una nozione, passata in un corso di formazione, in abitudine. Detto altrimenti: una volta fatta la corretta informazione e formazione ai lavoratori, ci si aspetterebbe una modificazione del comportamento relativo alla sicurezza quasi automatico. Al contrario in molti casi si assiste a una non applicazione di quanto trasmesso, in altri alla dismissione del nuovo comportamento. Nel caso di mancato cambiamento del comportamento, si può ipotizzare una formazione che non abbia centrato i suoi obiettivi e che si manifesti appunto tramite un mancato apprendimento: la persona continua a comportarsi come prima. Per esempio, dopo avere fornito i Dispositivi di Protezione Individuale e averne spiegato la necessità d’uso, alcuni proseguono imperterriti nell’utilizzo delle tanto comode alternative disponibili, legate alle vecchie abitudini, oppure al non utilizzo. Nel secondo caso, quando si osserva la dismissione di un comportamento acquisito, si parla di estinzione rapida , indice di un comportamento che era in fase di apprendimento, ma che è stato rimpiazzato velocemente dalla vecchia abitudine. In questo caso possiamo osservare come i dispositivi di protezione vengano utilizzati per brevi periodi e poi abbandonati o non sostituiti quando necessario. Alcuni datori di lavoro o responsabili per la sicurezza, esasperati dai continui richiami che devono quotidianamente fare, arrivano a dire “lo fanno apposta!”.

Ma è proprio vero? I lavoratori ci mettono il loro impegno per non acquisire comportamenti ed abitudini virtuose?

La difficoltà nel modificare un’abitudine è nota secoli, ma quando si parla di sicurezza sul posto di lavoro questo concetto assume un’importanza particolare. Per comprendere cosa accade, vanno tenuti in debita considerazione alcuni spetti:

• L’apprendimento delle abitudini negli adulti è differente da quello nei bambini, e presenta delle specificità.

• Apprendere (e rendere abitudinario) qualcosa di piacevole è più facile che apprendere (e rendere abitudinario) qualcosa che ha a che fare col lavoro.

• Il mito delle tre settimane per modificare un’abitudine è un concetto infondato.

Li vediamo brevemente, con particolare attenzione al terzo punto.

1. L’apprendimento delle abitudini negli adulti è differente da quello nei bambini, e presenta delle specificità.

E’ risaputo che la plasticità del Sistema Nervoso diminuisce con l’avanzare dell’età, con adattabilità massima nell’età dell’infanzia e nell’adolescenza. Il Sistema Nervoso è anche influenzato da come una persona è abituata ad usare la mente: persone allenate ad adattarsi continuamente a cambiamenti presentano un sistema plastico più efficiente rispetto a chi ripete da anni i medesimi schemi. Uno schema abitudinario depositato in memoria a lungo termine è difficile da scardinare. Qualche esempio molto semplice e verificabile da tutti?

Il modo in cui impariamo a scrivere rimane pressoché lo stesso per tutta la vita.

Il modo in cui pedaliamo su una bicicletta, anche.

Il modo in cui guidiamo, ancora.

E’ un problema di programmazione neuro-motoria.

Ma c’è di più.

Quanto più si cresce, quanto più i programmi appresi in precedenza aumentano in quantità.

E’ poi la regola della frequenza che determina una priorità sugli schemi che utilizziamo: quelli usati più di frequente sono quelli più stabilizzati ed i primi ad essere chiamati in causa. Ma sono anche i più difficili da sovrascrivere.

2. Apprendere (e rendere abitudinario) qualcosa di piacevole è più facile che apprendere (e rendere abitudinario) qualcosa che ha a che fare col lavoro.

La componente emotiva ha sempre avuto un ruolo di primaria importanza nell’apprendimento. Quanto più un’esperienza coinvolge emotivamente (sia negli effetti positivi che in quelli negativi) tanto più sarà facile che quanto appreso dall’esperienza stessa si depositi nella memoria a lungo termine. Se devo apprendere qualcosa di piacevole, lo sforzo mentale necessario per abituarmi al nuovo apprendimento sarà minimo. Nell’approccio strategico questo apprendimento si chiama “esperienza emozionale correttiva” e sta ad indicare la potenza che può avere un’esperienza emotivamente carica quando si tratta di modificare rapidamente un comportamento. Al contrario, quando devo apprendere nozioni o comportamenti che hanno a che fare solo con la componente cognitiva o motoria, dovrò ricorrere ad altre strategie per rimarcare le mie reti neuronali. La strategia più diffusa, in questo secondo caso, è sicuramente la ripetizione del comportamento. Questa seconda strategia risente, nel tempo, delle caratteristiche individuali della persona, come il livello di volontà e motivazione personale. Lo sviluppo di competenze trasversali può essere un buon metodo per rafforzare l’apprendimento di prim’ordine, come evidenziato in quest’altro post che ti invito a leggere qui.

3. Il mito delle tre settimane per modificare un’abitudine: un concetto infondato.

In uno studio pubblicato sull’ European Journal of Social Psychology , Philippa Lally (psicologa ricercatrice dell’ University College of Londra) e il suo team di ricercatori hanno deciso di studiare quanto tempo effettivamente sia necessario per formare una nuova abitudine. Lo studio ha esaminato i comportamenti di 96 persone per un periodo di 12 settimane. La ricerca prevedeva che ciascuna persona scegliesse, rispetto al suo comportamento abitudinario, un comportamento da modificare e da osservare per le successive 12 settimane. Il compito consisteva nel segnalare quotidianamente la comparsa della nuova abitudine e la percezione soggettiva dell’automatismo con cui veniva eseguita. Alcuni soggetti hanno scelto abitudini semplici come “Bere una bottiglia d’acqua per pranzo”. Altre persone hanno scelto obiettivi più complessi come “Correre per 15 minuti prima di cena”. Alla fine delle 12 settimane i ricercatori hanno analizzato i dati per determinare quanto tempo servisse ad ogni persona per agire un comportamento, fino all’automazione. I dati finali hanno dimostrato che, mediamente, sono necessari più di due mesi (nello studio citato si stimano dai 66 ai 254 giorni) affinché un comportamento si trasformi da volontario e cosciente in automatico, ossia in un’abitudine. La formazione della nuova abitudine, che sostanzialmente è la sostituzione di un vecchio pattern di comportamento con uno nuovo, è anche influenzata da caratteristiche individuali della persona (predisposizione al cambiamento, forza di volontà, interessi personali, motivazione, compliance) e dalle condizioni ambientali che ne determinano la richiesta. Questo ultimo aspetto è particolarmente interessante: trasportato in ambito aziendale significa che se la sicurezza in azienda fa parte della cultura aziendale (ossia qualcosa che tutti considerano importante e che condividono), apprendere comportamenti legati alla sicurezza sarà un processo più facile e veloce, anche per i nuovi arrivati. In questo caso, infatti, è l’intero sistema che lo richiede e la potenzialità di condizionamento comportamentale sull’individuo è massima. A questo fattore va comunque aggiunto un periodo di attenzione e dedizione verso il nuovo comportamento (sia da parte del singolo che del gruppo), allo scopo di permettere alle reti neuronali di procedere a quel processo di revisione di cui si parlava poco prima. L’importanza di questo processo può essere rafforzata attraverso momenti di verifica e rinforzo dello stato di apprendimento, posti progressivamente ad una settimana, un mese, due mesi, tre mesi gli uni dagli altri.

In sintesi, se vuoi modificare in maniera efficace il comportamento rispetto alla sicurezza devi ricordarti che:

A livello neuronale si tratta di sovrascrivere un nuovo comportamento su quelli precedenti, oppure introdurne uno nuovo. Entrambi questi processi possono incontrare delle resistenze naturali.

Se si apprende tramite l’esperienza emozionale, si hanno più probabilità di imprimere i concetti fondamentali nella memoria a lungo termine.

Se si utilizza l’apprendimento per ripetizione, il tempo e la frequenza sono fondamentali. La capacità di incidere attraverso la formazione è un’abilità che non può essere tralasciata. Il processo di abitudine richiede dai due agli otto mesi prima di considerarlo acquisito. Quanto più ritieni il nuovo comportamento importante da apprendere, quanto più tempo devi dedicare alla sua sedimentazione e alla verifica.

Puoi scoprire come migliorarti cliccando qui