Pampers richiamata dal Garante Privacy

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Richiamo da parte del Garante Privacy per la nota azienda produttrice di pannolini Pampers che, già nel 2017, il sito www.pampers.it era stato segnalato al Garante da una mamma, per la richiesta dei dati legata alla raccolta punti per coloro che acquistano pannolini.

Nome e cognome dell’adulto, il suo indirizzo di posta elettronica, quello dell’abitazione, il numero del cellulare e il numero fisso di casa, oltre a nome e cognome del bambino e,  previo consenso del genitore, anche la data di nascita del piccolo: queste le informazioni richieste dalla Pampers per aderire alla raccolta.

Nessuna obiezione del Garante sulla richiesta di dati che, oltretutto, vengono cancellati dalla Pampers 36 mesi dopo.

Ciò che invece contesta il Garante è la presenza di una casella con cui Pampers riceve l’autorizzazione a contattare la persona “per promozioni, per inviare newsletter, fare analisi statistiche e sondaggi d’opinione” (attività che riguardano tutte il marchio Pampers) oltre ad una casella che il cliente è indotto a barrare per ricevere offerte da altri cinque marchi.

Secondo il Garante, infatti, non è consentito chiedere di barrare due semplici caselle per avviare le comunicazioni promozionali di tutti questi marchi (sei in tutto). Il cliente dovrebbe essere nelle condizioni di capire che sarà bersaglio di attività promozionali molto diverse e ha il diritto di poterle autorizzare, una ad una, e per ogni singolo marchio.

Obbligo quindi per la Pampers di correggere la sua condotta per evitare di incorrere in sanzioni penali o multe.

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