VARIANTI CORONAVIRUS: come aggiornare la valutazione del rischio e i protocolli aziendali

/ / Compliance Consulting, Sicurezza sul lavoro

La diffusione delle nuove varianti di CORONAVIRUS SARS-CoV2, in particolare:

-la variante VOC 202012/01 del Regno Unito

-la variante 501Y.V2 del Sudafrica

-la variante P.1 del Brasile

Unitamente alla loro aggressività in termini di facilità di propagazione e incertezza delle stesse su reinfezioni, impatto sull’efficacia vaccinale e gravita della malattia, hanno spinto il Ministero della Salute ad emanare la Circolare 0003787-31/01/2021 con la quale si forniscono misure di controllo più stringenti a quelle già previste

COSA OCCORRE FARE IN AZIENDA ?

Considerato che l’impatto dell’introduzione e della diffusione delle varianti di SARS-CoV nei paesi UE è ritenuto alto è fondamentale, per chiunque, compresi coloro che hanno avuto l’infezione o che sono stati vaccinati, rispettare rigorosamente le misure di controllo sanitarie e socio-comportamentali.

Considerato pertanto che le nuove varianti rappresentano un nuovo rischio, in questo contesto è opportuno valutare di aggiornare i protocolli aziendali, identificando misure aggiuntive quali ad esempio l’aumento della distanza di sicurezza (portandola da 1 metro a 2 metri), l’adozione di mascherine FFP2 senza valvola al posto delle mascherine chirurgiche, etc.

La circolare modifica le modalità di esecuzione del contact tracing (ricerca dei contatti) e della quarantena: i protocolli operativi aziendali pertanto devono essere aggiornati per tenere in considerazione queste variazioni.

COSA CAMBIA NELLA RICERCA DEI CONTATTI?

  • In caso di soggetto COVID-19 sospetto/confermato da variante occorre identificare tempestivamente sia i contatti ad alto rischio (contatti stretti) che quelli a basso rischio di esposizione. La differenza risiede appunto nell’obbligo di dover indentificare anche i contatti A BASSO RISCHIO ovvero:
    • una persona che ha avuto un contatto diretto (faccia a faccia) con un caso COVID-19, a distanza minore di 2 metri e per meno di 15 minuti;
    • una persona che si è trovata in un ambiente chiuso (ad esempio aula, sala riunioni, sala d’attesa dell’ospedale) o che ha viaggiato con un caso COVID-19 per meno di 15 minuti;
    • un operatore sanitario o altra persona che fornisce assistenza diretta ad un caso COVID-19 oppure personale di laboratorio addetto alla manipolazione di campioni di un caso COVID-19, provvisto di DPI raccomandati;
    • tutti i passeggeri e l’equipaggio di un volo in cui era presente un caso COVID-19.
  • La ricerca dei contatti avuti in precedenza non deve fermarsi alle 48 ore precedenti, ma deve estendersi oltre le 48 ore e fino a 14 giorni prima dell’insorgenza dei sintomi del caso, o di esecuzione del tampone se il caso è asintomatico, al fine di identificare la possibile fonte di infezione ed estendere ulteriormente il contact tracing ai casi eventualmente individuati.
  • In caso di variante, il test molecolare deve essere eseguito ai contatti (sia ad alto che a basso rischio) il prima possibile dopo l’identificazione e al 14° giorno di quarantena, al fine consentire un ulteriore rintraccio di contatti, considerando la maggiore trasmissibilità delle varianti.
  • Non è possibile interrompere la quarantena al decimo giorno, ma occorre appunto come sopra riportato attendere 14 giorni + effettuare il tampone

I contatti, nella settimana successiva al termine della quarantena, devono osservare rigorosamente le misure di distanziamento fisico, di indossare la mascherina e in caso di comparsa di sintomi isolarsi e contattare immediatamente il medico curante.

La circolare lascia comunque aperti alcuni punti, di cui non vengono chiarite le modalità di gestione (ad esempio, rispetto al fatto che i casi di positività di lunga durata possano o meno comunque interrompere l’isolamento dopo 21 giorni). In attesa di maggiori chiarimenti sui dubbi di cui sopra, la miglior strategia è sempre la prevenzione: mascherine, distanza e igiene.